Luoghi Comuni #1

Cos’è per voi un “luogo comune”?

Dizionario alla mano potremmo dire che un luogo comune è uno strumento concettuale per rappresentare il reale che può sconfinare spesso nello stereotipo, una scorciatoia con la quale tendiamo erroneamente a riconoscere una cosa attraverso le caratteristiche assegnate ad un gruppo, rendendo prevedibile la realtà attorno a noi e la sua identificazione.

Applicando il significato al vasto campo dell’arte possiamo ritrovare un tema già affrontato in questo blog: l’arte osannata, che produce uno degli effetti tipici del “luogo comune”:
Tendiamo a sovrastimare l’importanza di un’opera molto pubblicizzata o venerata con il rischio che alla fine ci appaia banale e scontata, perdendo ai nostri occhi qualsiasi valore.
Occupandomi personalmente di fotografia e delle immagini in genere, ho sempre avuto chiara in mente un’altra definizione di luogo comune: un oggetto, una persona, o più spesso un ambiente o uno scenario reso banale dal generale abuso (in questo caso, fotografico) che si fa di esso. Continua a leggere

Dietro le quinte dell’Arte..

Simone Capuzza

(S)CULTURA. (S’è Desta?)

Laboratorio “[email protected]!”, lavorazione della cartapesta e cartamacera.
Sculture realizzate insieme, con l’intenzione di rappresentarsi, raffigurarsi, autoritrarsi.

Materia povera per “materiale umano” nobile. Gioco / lavoro e tante ore a sminuzzare fogli di carta di giornale, a frantumare storie e parole inchiostrate, lette da migliaia di persone. Da migliaia di occhi, sempre diversi. Carta, poi macerata con l’acqua e resa forte dalla colla. Strutture di carta e cartone, pronte per ricevere un abbraccio “plastico”, da mani “non formate”, mosse da processi antiaccademici. Tutti, poi, le abbiamo chiamate “Le Teste”: mezzibusti accennati, ritratti improbabili e anatomicamente imperfetti. Continua a leggere

Dietro le quinte dell’Arte..

autore articolo

LU.CO.MA. (L’Arte è un Virus)

IMG_4925aLuce, Colore, Materia. Questo è quanto abbiamo scoperto durante la realizzazione di questi lavori “corali” e provocatoriamente abbiamo pensato a qualcosa di contagioso e virale: un virus appunto. Ma un virus benefico.
Una contaminazione legata al rapporto tra la nostra attività, la nostra identità e l’ambiente che ci circonda.
Tutto questo risale al 2009, quando all’interno di un laboratorio dedicato alla pittura abbiamo sperimentato questa tecnica. Niente di nuovo ed innovativo, ma tutto assolutamente unico ed irripetibile. Utilizzare la plastica trasparente è stata una “allegra curiosità”, nata dalla voglia di sperimentare e stimolare i soggetti coinvolti, per accompagnarli all’interno del processo creativo e della loro espressione.
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